Ciad: la scuola ai tempi della crisi umanitaria

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È una bella giornata nella regione del Lago Ciad, dove nella primavera del 2016 COOPI ha attivato un progetto di protezione nei confronti dei giovani colpiti dalla crisi umanitaria. Il progetto, realizzato con il finanziamento della Commissione Europea, prevede la messa in atto di attività di educazione formale e informale e di attività psicosociali.
Sotto il sole di questa bella giornata una ragazzina si muove spaesata davanti alla piccola scuola informale allestita dai cooperanti a Melea, sito di accoglienza per i rifugiati e gli sfollati interni della regione del Lago Ciad.

COOPI_Ciad_scuola1“Ciao, sei nuova? Quando sei arrivata? Io mi chiamo Azikiwe*, sono arrivato qui con mia mamma e i miei 7 fratelli 15 mesi fa”, la saluta un sorridente adolescente sui 15 anni che tiene per mano una bambina più piccola.
“Ciao Azikiwe io mi chiamo Hala*, ho 14 anni e sono arrivata da poco. È tutto nuovo per me qui: prima di quest’anno non ero mai stata a scuola. Beato te che hai tanti fratelli qui con te! A me è rimasta solo una sorellina, mentre i miei due fratelli più grandi sono stati arruolati dai gruppi armati”. Azikiwe sorride: “Anche io non ero mai stato a scuola prima di arrivare qui, ma non ti preoccupare: si impara molto in fretta. Quasi tutti abbiamo cominciato dall’alfabeto e abbiamo fatto grandi progressi. Mi dispiace per i tuoi fratelli! Comunque non è sempre bello essere una famiglia numerosa: da quando papà è stato ucciso da quelli di Boko Haram la mamma da sola non ce la fa a occuparsi di tutti noi, quindi io che sono il più grande devo aiutarla molto. Mi occupo soprattutto delle mie sorelline, di fare in modo che non gli succeda niente, che nessuno le porti via”.
“Mi dispiace per il tuo papà!”
“Si è stato brutto e ancora adesso tutti noi abbiamo bisogno di aiuto psicologico per superare questo trauma. COOPI_Ciad_scuolaComunque il mio papà era un uomo coraggioso, si è sempre preso cura di noi e sarebbe contento di sapere che ora vado a scuola. Ho solo 15 anni ma quando avrò finito di studiare, diventerò il capo del nostro villaggio. Ho sentito dire che ci sono degli uomini che si vestono con abiti scuri e che difendono i più deboli: da grande voglio diventare come loro!”.
“Anche io voglio aiutare i più deboli da grande!”, interviene Magriet* leggermente più giovane di Azikiwe e Hala. “Quando avrò finito la scuola voglio diventare un’infermiera, lo dico sempre alle mie amiche. Mi piacerebbe che anche loro continuassero le lezioni così potremmo lavorare insieme da grandi; però Leila*, la mia migliore amica, pensa di sposarsi l’anno prossimo e non riesco a convincerla a non farlo: ha troppa paura di quello che penserebbero gli altri.”
Leila sta ascoltando, ma fa finta di niente mentre sistema i capelli di una sua amica. Poi d’un tratto una voce adulta richiama i ragazzi dentro l’aula per riprendere le attività educative. Sospendendo per un momento i ricordi del proprio passato tragico, i ragazzi ritornano felici a concentrarsi su addizioni e sottrazioni, motivati dal pensiero del futuro tutto da costruire che possono finalmente immaginarsi.

 

* N.B. Tutti i nomi sono di fantasia, ma ciò non toglie che le storie che raccontano siano reali.

Ciad: la scuola ai tempi della crisi umanitaria ultima modifica: 2017-02-07T17:46:29+00:00 da coopi