L’impegno dell’Italia nella lotta globale contro l’AIDS

Convegno_AIDS_Milano

Presentato ieri a Milano il rapporto “Il Fondo Globale: un’opportunità per l’Italia, una risorsa per le future generazioni”

L’AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone dal 1981 ad oggi, ma grazie ai progressi della medicina e della prevenzione le persone sieropositive o affette da AIDS hanno avuto nuove speranze per la loro prospettiva di vita. Non è così per il continente africano, dove l’AIDS rimane la principale causa di decesso tra gli adulti. In queste zone del mondo dove è più difficile accedere alle cure, interviene il Fondo Globale, un partenariato internazionale formato da governi, istituzioni, società civile e privati, di cui anche l’Italia è membro.

Riflettere sul ruolo che i governi, in modo particolare quello italiano, possono giocare in questa lotta globale è stato il punto cardine del convegno “L’impegno dell’Italia nella lotta globale contro l’AIDS”, che si è tenuto ieri a Milano. L’evento è stato organizzato da COOPI, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, con la collaborazione dell’Osservatorio Italiano per la Lotta contro l’AIDS,  del Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria, e con il patrocinio del Comune di Milano.

Il convegno, moderato da Luca Mattiucci, giornalista del Corriere della Sera, è stato l’occasione per presentare anche a Milano il Policy Paper “Il Fondo Globale: un’opportunità per l’Italia, una risorsa per le future generazioni”. Alla presentazione, Pierfrancesco Majorino, Assessore Politiche Sociali del Comune di Milano, ha affermato che l’AIDS non è solo un affare domestico, ma una questione globale, fronti su cui il Comune di Milano è doppiamente impegnato. Per Majorino, è molto interessante, in una Giornata come questa, considerare l’ottica della cooperazione allo sviluppo, perché essa richiama a quella cultura della responsabilità che può essere il collante di tutte le iniziative di contrasto alla diffusione della pandemia.

Stefania Burbo, Focal Point dell’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS ha evidenziato i progressi ottenuti negli ultimi anni: dal 2002 al 2015, il Fondo Globale ha contribuito a salvare 22 milioni di vite e attualmente, concorre a salvarne oltre 2 milioni l’anno. “La fine delle epidemie di Aids, tubercolosi e malaria è possibile e l’Italia può dare un contributo importante per raggiungere questo obiettivo”, afferma la Burbo. “Come Osservatorio italiano, auspichiamo una partecipazione attiva del nostro Paese nei processi del Fondo Globale, sia a livello centrale che nei paesi partner.”

Sara Faroni, Associate Specialist, Global Fund External Relations, ha presentato l’impatto dell’azione del Fondo Globale ed ha osservato che, oltre ai milioni di vite salvate, i programmi finanziati hanno permesso di rafforzare i sistemi sanitari locali, di renderli più sostenibili e resilienti. “I partenariati tra governi, privati e società civile si sono rivelati molto proficui, per questo è importante che l’Italia mantenga il suo sostegno per il raggiungimento dei nuovi obiettivi entro il 2020”.

Massimo Galli, Prof. Ordinario di Malattie infettive all’Università di Milano, ha ricordato le due grandi battute d’arresto nella lotta globale all’AIDS: la prima avvenuta con il crollo del Muro di Berlino che, distogliendo l’attenzione dall’AIDS e dalle operazioni di contrasto necessarie, ha indirettamente provocato la diffusione della malattia in tutto il continente africano; la seconda battuta d’arresto è avvenuta con la crisi economica che ha investito l’Occidente e che ancora una volta ha dirottato altrove i fondi diretti alla cura e al contenimento della malattia. “L’azione delle ong è stata eroica: hanno resistito laddove non c’era più un fondo, sostenendo il diritto alla salute del cittadino africano. Non bisogna mai abbassare la guardia: nuove diffusioni avvengono a causa della trascuratezza con cui si tratta la questione AIDS”.

Claudio Ceravolo, presidente di COOPI, ha portato la testimonianza dell’impegno della Ong a fianco del Fondo Globale in Somalia, dove dal 1981 si occupa della costruzione di servizi sanitari di base e della lotta contro la Tubercolosi : “Numerose ONG, Agenzie delle Nazioni Unite e Istituzioni hanno unito i propri sforzi per continuare a mantenere un minimo livello di assistenza, pur in assenza di un potere politico. Questa coalizione di organismi umanitari ha richiesto un finanziamento al Fondo Globale appena costituito, nel 2003 e, nel caso della Somalia, ha accettato di lavorare a fianco del coordinamento della società civile e Agenzie Internazionali. I risultati, estremamente positivi, dimostrano che anche in uno Stato Fragile, in cui le strutture pubbliche non sono in grado di rispondere alle necessità vitali di base, è possibile operare efficacemente lavorando sul campo con le organizzazioni della società civile”.

In Tanzania e Angola, invece, il CUAMM interviene sulla problematica dell’HIV/AIDS in una prospettiva di rinforzo del sistema sanitario: dalla promozione del test all’erogazione del trattamento e all’assistenza psico-sociale delle persone sieropositive. Conclude Andrea Atzori, Head of International relations for Doctors with Africa CUAMM: “Questo dando anche priorità a “interventi chiave” come la prevenzione madre-figlio, prevenzione e trattamento tra gli adolescenti e l’introduzione delle nuove linee guida “test & treat”.”

Sempre in Somalia, è fondamentale anche la presenza del CMM – Comitato Collaborazione Medica, rappresentato durante il convegno dalla Presidente Marilena Bertini. Attraverso attività di monitoraggio dei programmi per curare la tubercolosi, controllano l’operato diagnostico e terapeutico di 74 centri di diagnosi e cura e su oltre 100.000 controlli hanno verificato un successo terapeutico nell’85% dei casi. Tuttavia dichiara la Presidente: “La riduzione dei finanziamenti ed il ritardo nell’erogazione dei fondi rende questo lavoro sempre più difficile, e tutti coloro che lavorano in paesi a basso reddito sanno quanto sia importante il lavoro di monitoraggio e valutazione delle azioni intraprese. Abbassare la guardia potrà portare ad un aumento della diffusione della malattia e la possibilità di insorgenza di forme di tubercolosi multi resistenti ai farmaci.”

Sull’impegno che l’Italia sta assumendo in questa lotta globale è intervenuta la deputata Lia Quartapelle, che ha osservato come dai casi presentati dalle ONG emergano i due filoni strategici che devono guidare la cooperazione allo sviluppo in questo settore: il rafforzamento dei sistemi sanitari locali e una più forte sensibilizzazione verso l’HIV/AIDS.

Mantenere l’attenzione alta sull’AIDS è fondamentale ancora oggi e la promessa fatta dal governo italiano nel corso della Quinta Conferenza di Rifinanziamento del Fondo, lo scorso 16 settembre, a Montréal-Québec in Canada, è molto importante perché in nostro Paese ha un ruolo fondamentale da giocare per la sua esperienza e le sue capacità.

 

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L’impegno dell’Italia nella lotta globale contro l’AIDS ultima modifica: 2016-12-02T17:35:31+00:00 da coopi