Obo, la città dove non c’erano più scuole

COOPI_RCA_scuola unicef

«Erano 6 mesi che non andavo più a scuola», racconta Hasani, un bambino di 10 anni che abita a Obo, nell’est della Repubblica Centrafricana, «perché la mia scuola era diventata un centro d’accoglienza per i rifugiati provenienti dal Sud Sudan». Nella regione dell’Haut-Mbomou, dove si trova la città di Obo, i rifugiati sud sudanesi in fuga dalla guerra sono talmente numerosi che il Paese d’accoglienza, già affetto da scarsità di risorse, non poteva più provvedere ai bisogni di tutti e la coabitazione della popolazione locale con i rifugiati cominciava a presentare dei problemi. Mancavano soprattutto delle strutture dedicate allo svolgimento di attività d’integrazione delle due popolazioni coabitanti.

Prima tappa: riabilitare le strutture esistenti

COOPI_RCA_scuolaPer tentare di risolvere questa situazione complicata, da dicembre 2016, con il finanziamento dell’UNICEF, COOPI ha implementato un progetto per l’educazione d’emergenza dei bambini vulnerabili a Obo. COOPI è l’unica ONG presente nella regione dell’Haut-Mbomou e dal 2009 lavora sul territorio attraverso dei progetti di assistenza umanitaria. Per fronteggiare la necessità di un intervento di educazione d’emergenza, in collaborazione con l’ispezione scolastica e i membri delle Associazioni dei Genitori degli Allievi, COOPI ha identificato 3 scuole come strutture beneficiarie per i lavori di riabilitazione. Sotto la supervisione di un ingegnere di COOPI, le 3 scuole identificate sono state riabilitate e restituite agli allievi. Dal momento che alcune scuole non disponevano di servizi igienici, COOPI ha provveduto a costruire un totale di 7 servizi igienici d’emergenza laddove ce n’era bisogno. Inoltre, per assicurare il benessere psicosociale dei bambini, in città e nel campo profughi sono stati installati 3 spazi ricreativi.

Non è sempre stato facile, ma…

«Siamo soddisfatti del nostro lavoro a Obo! Abbiamo offerto ai bambini degli spazi utili per l’educazione e l’integrazione» ha dichiarato Lucien Amani, capo-progetto COOPI. «Non è sempre stato facile, ma il risultato ottenuto può essere considerato un vero successo! Infatti, oltre alla riabilitazione delle 3 scuole prevista dal progetto, abbiamo dovuto anche lavorare alla ricostruzione d’emergenza della tettoia di una scuola, che era stata portata via da un vento violento. Rimettendo la tettoia, abbiamo permesso agli allievi di questa scuola di terminare l’anno scolastico».

Obo, la città dove non c’erano più scuole ultima modifica: 2017-03-30T10:09:58+00:00 da coopi