Omar non vuole più scappare

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Omar ha 10 anni e metà della sua vita l’ha passata fuggendo.
Fugge da una guerra che sembra senza fine e che in cinque anni ha fatto quattro milioni di rifugiati e circa sette milioni di sfollati interni, oltre a circa 250 mila morti.
E’ la guerra che dal 15 marzo 2011 si sta combattendo in Siria.
La storia di Omar ricorda quella di Khalid, di Munqidh, o di Yahya perché purtroppo i racconti di chi è sopravvissuto a questa guerra si somigliano tutti sebbene ogni volta a sparare o bombardare sia qualcuno di diverso.
Questi racconti sanno di morte e di fame. Raccontano della mancanza di luce e di acqua e delle scuole che non funzionano. Sono i racconti di un’intera generazione che rischia di scomparire.

Di fronte a tanto dolore nessuno può restare indifferente. Di fronte a tanto dolore sappiamo di poter contare su di te. Agisci subito, Dona.

COOPI, dal 2013, cerca di migliorare la vita di chi è fuggito, di chi ha perso tutto e di chi, spesso, non riesce nemmeno più a sperare. Gli operatori umanitari di COOPI lavorano in Libano, un Paese di quattro milioni di abitanti che accoglie più un milione profughi e dove incombe anche la minaccia di un conflitto latente.
Grazie a un progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana, COOPI è accanto a Omar ed ai suoi amici che non hanno mai potuto andare a scuola. L’obiettivo è quello di riuscire ad integrare i bambini siriani nel sistema scolastico libanese. Dieci saranno le scuole riabilitate e oltre due mila i bambini siriani che riceveranno un supporto economico e mezzi di trasporto. Inoltre, grazie al prezioso contributo di Uisp-Unione Italiana Sport per Tutti, i piccoli siriani potranno giocare nel campo sportivo polivalente realizzato da personale COOPI in Libano in collaborazione con le famiglie più vulnerabili del Waha Center*.

Nel Nord del Paese, COOPI garantisce a circa centocinque mila persone tra siriani e libanesi l’accesso all’acqua attraverso un sistema idrico che consentirà loro la possibilità di poter attendere tempi migliori in condizioni igienico-sanitarie adeguate ed altre 1000 persone vedranno migliorare il proprio reddito grazie ad un progetto di “cash for work”. Sono piccoli spiragli di luce dietro un muro di oscurità che sembra avvolgere l’intero Paese ma il sorriso di Omar che calcia il pallone o l’urlo gioia di Munqidh sono più forti delle tenebre e persino delle bombe. Testimoni di quelle vite, che nonostante tutto, continuano.

*Al Waha Center è uno di quei centri che in Libano vengono chiamati “Collective Centre”, dove vivono da tre anni circa 150 famiglie, circa 1400 persone di cui la metà sono bambini.

Di Daniela Capoferri

Omar non vuole più scappare ultima modifica: 2016-04-20T16:15:37+00:00 da coopi