COOPI - Cooperazione Internazionale interviene dal 2000 nel distretto dell'Ituri, lungo il confine est della
Rep. Dem. del Congo, gestendo in quest'area centri per il recupero nutrizionale dei bambini e per l'assistenza psicosociale di bambini e donne vittime di violenze, generate in passato dagli scontri fra le due etnie predominanti della zona, gli Hema e i Lendu.
In sei anni gli operatori di COOPI hanno curato in Ituri oltre 20.000 bambini gravemente malnutriti, e più di 73.000 casi di malnutrizione moderata.
Questi interventi sono stati possibili grazie ai risultati delle inchieste e delle valutazioni nutrizionali condotte dal personale COOPI nel 2000 e negli anni successivi, per monitorare costantemente lo stato nutrizionale dei bambini, che peggiorava soprattutto con i frequenti spostamenti di massa della popolazione, causati dai conflitti nella zona.
Oggi, come sei anni fa, i risultati di un'inchiesta nutrizionale condotta da COOPI nel luglio '06, confermati da un contro-sondaggio sui bisogni della popolazione del novembre scorso,
rilevano una situazione analoga e drammatica nella regione del Katanga, nel sud-est della R.D.C.
In questa zona migliaia di congolesi stanno tornando per reinsediarsi nei loro villaggi di origine, che avevano lasciato per fuggire dalla guerra e dai saccheggi dei gruppi armati. Si tratta per lo più di sfollati che rientrano dalle regioni interne della R.D.C., o di rifugiati provenienti dai paesi confinanti, soprattutto Tanzania e Zambia.
Secondo recenti dati dell'UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), attualmente circa 408mila congolesi vivono ancora in esilio, di cui almeno 45mila in Tanzania e 20mila in Zambia.
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Le famiglie fanno ritorno ai loro villaggi a piedi, senza acqua, senza cibo, e spesso senza abiti" spiega
Giacomo Franceschini, responsabile dei progetti COOPI in Rep. Dem. del Congo, da poco rientrato da una missione nel Paese. "
Le nostre inchieste hanno rilevato nella regione del Katanga un tasso di malnutrizione del 13%, allarmante se si tiene conto che la soglia d'urgenza è normalmente fissata al 10%".

Una volta rientrate nei villaggi le famiglie trovano le proprie abitazioni distrutte o saccheggiate, i campi abbandonati, le fonti d'acqua inquinate o, nel peggiore dei casi, tutte e tre le cose assieme.
Oltre all'incertezza vissuta durante gli anni di esilio, che ha costretto molte famiglie a rifugiarsi nelle foreste attorno ai villaggi o a fuggire in altre regioni, la mancanza di cibo e l'assenza di cure mediche rappresentano i problemi più gravi.
Ecco com'è la situazione in alcuni villaggi del Katanga, rilevata dalle inchieste di COOPI:
Villaggio di Kamena (capoluogo del raggruppamento di Kamena)
Il raggruppamento di Kamena contava, prima della guerra, 3.379 abitanti. Attualmente solo 30 famiglie sono ritornate nel novembre scorso, di cui la maggior parte vive in condizioni estremamente difficili (senza abiti, cibo né strutture sanitarie). Molti altri vivono ancora nella foresta circostante (comprese persone anziane e malate). La sola fonte di sostentamento è rappresentata dalle rimanenze dei campi, più volte incendiati dalle forze MAI-MAI (milizie armate congolesi), e la ricostruzione è appena all'inizio. La fonte d'acqua più vicina si trova a 4 minuti di cammino in una foresta acquitrinosa.
Villaggio di Mova (raggruppamento di Kasenga)
Questo villaggio conta 20 famiglie. Alcune di loro hanno ricevuto dei teloni, con cui hanno creato un tetto per ripararsi dalla pioggia, ma gli alloggi restano molto precari.
Villaggio di Kasenga (capoluogo del raggruppamento di Kasenga e della collettività di Nganie) a 132 Km dal centro di salute più vicino di Mwanza
Il villaggio di Kasenga, incediato tre volte dalle forze MAI-MAI, registra un numero elevato di ritorni, e attualmente vi sono oltre 394 famiglie.
Kasenga non ha una scuola, né strutture sanitarie, e molte persone anziane o che necessitano di cure si trovano ancora nella foresta.
La situazione alimentare è molto grave, i MAI-MAI hanno rovinato tutti i campi del villaggio, sciupati a loro volta da cinghiali e altri animali selvatici. Private di tutto, le famiglie cercano per sopravvivere arbusti di manioca e termiti, che barattano con utensili da cucina e abiti.

Con il sostegno di UNICEF,
COOPI ha terminato a gennaio la prima fase di un progetto per il miglioramento dell'accesso all'acqua potabile attraverso la realizzazione di impianti idonei nel territorio di Moba, per fronteggiare l'emergenza legata alla mancanza di acqua pulita nel Katanga.
Una nuova fase partirà a breve, con lo scopo di promuovere nelle comunità il corretto uso delle risorse idriche e diminuire i casi di malattie trasmesse per l'insalubrità dell'acqua.
Sempre nel territorio di Moba, con il rientro nei villaggi di
donne e bambini vittime di violenze sessuali perpetrate in Katanga dai gruppi armati,
COOPI ha avviato nel novembre scorso un programma di appoggio psicosociale con lo scopo di favorire il loro reinserimento all'interno della famiglia e della comunità.
Vista la grave situazione alimentare registrata nei villaggi del Katanga dalle inchieste degli operatori di COOPI,
ECHO (Ufficio Umanitario dell'Unione Europea) ha deciso di attuare nel breve periodo un programma d'urgenza multisettoriale (nutizione, sanità e sicurezza alimentare) che
affiderà a COOPI gli interventi legati alla cura della malnutrizione, attraverso l'istituzione di centri nutrizionali e in base all'esperienza maturata in passato lavorando nell'Ituri.
Per sostenere l'intervento di COOPI, scopri come donare
per fermare la malnutrizione.
7 marzo 2007