testata

Barthelemy, insegnante in Centrafrica con 15 euro al mese



"Provate ad immaginare... una scuola chiusa perché non c'è più il gesso e il gesso non c'è perché mancano i soldi per comprarlo, oppure nel villaggio da giorni non passa il commerciante che lo vende... degli alunni che sanno leggere una pagina di un libro ma non le singole parole (l'hanno imparata solo a memoria, a furia di leggerla con il maestro) ...ma anche... un villaggio in festa (e con quale gioia!) perché l'anno scolastico ha funzionato: i bambini hanno imparato, i maestri hanno lavorato bene, la scuola è stata ristrutturata... un capo villaggio che ha capito l'importanza dell'educazione e con il suo carisma ha invogliato i genitori a collaborare per il buon funzionamento della scuola... un maestro soddisfatto perché ha seguito un corso di formazione, la comunità gli ha costruito un alloggio vicino alla scuola e gli ha garantito un minimo di stipendio".

Gisella Sartori, volontaria di COOPI e insegnante di lettere impegnata dal 1998 al 2000 in un progetto di miglioramento del servizio scolastico nella prefettura di Bozoum, Repubblica Centrafricana.

Nonostante gli sforzi (e le soddisfazioni) di operatori come Gisella, il personale di COOPI impiegato oggi nella Rep. Centrafricana in programmi di scolarizzazione continua a fare i conti con situazioni particolarmente precarie: poche strutture educative, inadeguate e poco attrezzate, e insegnanti mal pagati (o non pagati affatto), che di conseguenza rinunciano spesso a esercitare la loro professione.
In Centrafrica una legge locale prevede infatti che siano le comunità di villaggio a occuparsi delle strutture scolastiche, costruendo edifici e pagando persone con un minimo di istruzione disposte a insegnare. Grazie al progetto "100 scuole in Centrafrica", COOPI agisce insieme alle comunità nella regione della Lobaye e le aiuta nella selezione e nella formazione degli insegnanti.

Come nel caso di Yassakato Dejean Barthelemy, 49 anni, insegnante e convivente con 3 figli:

"Ho studiato al liceo a Bangui (capitale della Rep. Centrafricana) fino al penultimo anno delle superiori. Quando ho abbandonato gli studi era il 1976, sotto l'imperatore Bokassa. Sono poi rientrato nel mio villaggio natale di Boyali (regione della Lobaye) e sono stato interpellato dai genitori per insegnare ai bambini della scuola elementare. Ho cominciato così l'insegnamento il 4 ottobre 1999. Nei miei piani sarei voluto diventare professore di storia e geografia, ma sono contento di aver risposto alla domanda urgente dei genitori della nostra comunità.
Dall'anno 2000, grazie ai progetti di COOPI in partenariato con l'Ispettorato dell'Educazione, ho comunque iniziato un percorso di formazione, che continuo ancora oggi.
L'anno scorso ho insegnato nella prima elementare, è stato un grande onore il fatto che la direzione della scuola mi abbia affidato questa classe, nella quale bisogna fornire le basi di conoscenza ai ragazzi. Complessivamente ho avuto 86 alunni, di cui 47 bambine e 39 bambini. Alla fine dell'anno abbiamo ottenuto 45 alunni ammessi alla classe seconda: è stato un ottimo risultato.
Purtroppo con i genitori degli allievi permangono delle difficoltà, soprattutto tra quelli più istruiti, che si rifiutano di pagare le nostre indennità: prendo 10.000 FCFA
(franco CFA, moneta legale in Centrafrica) al mese (che corrispondono circa a 15 euro), anche se non sempre sono pagato regolarmente.
Inoltre abbiamo alcuni problemi sulle forniture scolastiche, come quaderni, gessi, registri: COOPI interviene su questo, ma spesso non è sufficiente.
Nel nostro paese abbiamo un tasso altissimo di analfabetismo: soprattutto nelle zone rurali i genitori non danno importanza alla scuola e rifiutano di mandarvi i loro figli spesso a causa dei costi
(1000 FCFA per anno, cioè 1,5 euro e 250 FCFA al mese, cioè 35 centesimi di euro)."

Riabilitare una scuola, fornire materiale didattico, formare gli insegnanti... scopri come sostenere il programma "100 scuole"

14 marzo 2007