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Centrafrica, quando il bosco diventa scuola

Dice il proverbio "Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto".
In Repubblica Centrafricana, e in particolare al Nord, nella regione dell'Ouham-Pende, il detto oggi potrebbe diventare "Se gli alunni non vanno a scuola, la scuola va dagli alunni".
Dal 2001 gli scontri in corso nelle prefetture del Nord della Repubblica Centrafricana hanno provocato la fuga di circa 150.000 persone che hanno lasciato i loro villaggi per rifugiarsi oltre le frontiere centrafricane, in Ciad, Camerun o in brousse, ossia nei boschi circostanti gli insediamenti abitati.
Il già fragile sistema scolastico ha risentito fortemente di questa crisi; su 98 scuole presenti nella sottoprefettura di Paoua (all'interno della regione dell'Ouham-Pende) solo 4 sono funzionali, e tutte situate nella città di Paoua, principale nucleo abitativo della regione. L'insicurezza nella Sottoprefettura impedisce alla popolazione qualsiasi movimento, compreso il tragitto di qualche chilometro che i bambini compiono per recarsi a scuola.
Con il sostegno di UNICEF, COOPI ha avviato nel marzo scorso un programma d'educazione d'urgenza in favore dei bambini sfollati nella zona di Paoua. Si tratta in particolare di un intervento educativo in brousse: ovvero, vista l'impossibilità di riprendere le lezioni all'interno delle strutture regolari – perché danneggiate dai conflitti, o semplicemente perché la popolazione ha abbandonato i villaggi, fuggendo nelle foreste limitrofe – l'obiettivo è quello di "fare scuola" direttamente dove le famiglie vivono oggi, per far recuperare ai bambini gli ultimi due anni scolastici persi.
La popolazione in età scolare (scuola primaria) che, nella sottoprefettura di Paoua, ammontava a 20.102 alunni, durante l'anno scolastico 2005/2006 è scesa drasticamente a 2.404 alunni, con un tasso di abbandono dell'88,04%.
Nel corso del 2006/2007 il rientro a scuola non è stato possibile per 17.698 scolari residenti nella Sottoprefettura. A questo numero bisogna aggiungere i bambini che avrebbero dovuto iniziare il percorso scolastico nel 2006/2007, partendo dal primo anno. Oltre 17.000 bambini hanno dunque perso un anno di scuola e non potranno frequentare il secondo anno scolastico (2006/2007) perché nessuna scuola, a parte quelle situate nella città di Paoua, ha ripreso le lezioni dopo l'inizio delle ostilità.
La crisi ha inoltre aggravato il problema cronico della mancanza d'insegnanti, poiché la maggior parte di loro rifiuta di recarsi nelle zone colpite dagli scontri e le scuole sono attualmente abbandonate.
Visto il permanere in una situazione d'insicurezza e la scarsità d'insegnanti, le comunità sfollate si sono organizzate per allestire delle "écoles de brousse" (scuole nella boscaglia) con dei "maitres-parents" (maestri) facenti parte della comunità, che in cambio ricevono un piccolo sostegno in viveri o generi di prima necessità dalle APE - Associations des Parents d'Eléves (Associazioni dei Genitori degli Alunni).
Nonostante ciò, la mancanza di materiale scolastico, d'insegnanti regolari, e di attrezzature indispensabili – come per esempio i teloni, per proteggere i bambini dal sole o dalla pioggia - impedisce il corretto svolgimento delle lezioni.
Il progetto di COOPI, in partenariato con UNICEF, ha come obiettivo il reinserimento scolastico di almeno il 50% della popolazione sfollata in età scolare nella sottoprefettura di Paoua. I beneficiari diretti sono circa 10.050 bambini.
Nel corso del progetto, le quattro scuole della città di Paoua saranno comunque sostenute con il rafforzamento della presenza degli insegnanti e la fornitura di kit scolastici. 287 insegnanti saranno inoltre formati con attività dal progetto.
Attraverso riunioni regolari, le APE (Associazioni dei Genitori degli Alunni) saranno gli attori principali del programma. Ciò faciliterà lo sviluppo di un sistema duraturo che potrà essere replicato fino a quando gli sfollati non torneranno nei loro villaggi d'origine.
COOPI continua inoltre a sostenere nel Sud della Rep. Centrafricana il progetto "100 scuole in Centrafrica, + istruzione = - povertà", destinato alla scolarizzazione dei bambini nella regione della Lobaye.
A fine aprile Ennio Miccoli, responsabile dell'Ufficio Programmi Internazionali di COOPI, e Alessandro Ponti, coordinatore dei Progetti di Sostegno a Distanza di COOPI, si sono recati in Centrafrica per una missione di monitoraggio e valutazione dei progetti in corso.
Con le parole di Alessandro, di ritorno in Italia, vogliamo raccontarvi la difficile situazione del sistema scolastico e più in generale dell'infanzia in Repubblica Centrafricana, attraverso la sua testimonianza diretta, dopo una visita nella regione della Lobaye, e il breve resoconto di un incontro con un referente del Ministero dell'Educazione centrafricano tenutosi a Bangui, capitale del Paese.
Bangui, Ministero dell'Educazione, incontro con Monsieur Jacò Béré (referente di COOPI nei progetti Educativi in R.C.A.), 25 aprile 2007.
"Monsieur Béré è apparso molto entusiasta del lavoro svolto da COOPI nella regione, e mi ha parlato delle principali problematiche con le quali il suo Ministero si confronta quotidianamente.
Da 15 anni il Paese attraversa una profonda crisi che ha portato ad avere pochi insegnanti qualificati, oltre alla mancanza di aggiornamento delle competenze di coloro che sono già formati. Molti sono morti a causa della pandemia HIV-AIDS. Attualmente ci sarebbero circa 680 insegnanti che potrebbero essere reclutati, ma il Ministero non ha le disponibilità economiche per farsene carico; il sistema scolastico del Paese poggia quindi su 4.433 insegnanti, di cui il 50% è rappresentato da "maitres-parents", maestri in possesso di un modesto curriculum didattico.
Nelle scuole pubbliche di Bangui il rapporto è di 109 alunni per un insegnante, mentre raggiunge quota 450/1 fuori dalla capitale. Rimangono ancora ampie zone del Paese senza scuole, oltre ai moltissimi problemi legati alle infrastrutture (edifici fatiscenti, materiale scolastico mancante, lavagne, cattedre, banchi, ecc...). Nonostante questi ostacoli, attualmente si contano 1.493 scuole primarie in funzione in tutto il Paese. Monsieur Béré mi ha raccontato in particolare come in alcune zone di crisi le scuole siano state occupate dai militari, che hanno usato i banchi come legna da ardere per cucinare. Infine, un altro dato significativo riguarda il rapporto bambini/libri che è di 6/1, ovvero di un libro ogni 6 bambini."
Villaggio di Bouchia, regione della Lobaye, 24 aprile 2007.
"Nella regione dove COOPI interviene, ho assistito a un corso di formazione dei "maitres-parents" (insegnanti) presso la scuola di Bouchia, vicino a M'bata; complessivamente partecipavano circa 50 persone.
Si è discusso inoltre sui nuovi curricula scolastici, e sul passaggio da un approccio all'insegnamento basato sugli obiettivi, a un altro basato sulle differenti competenze. E' stato messo in evidenza un cambiamento di mentalità in corso presso i genitori: un tempo chi andava a scuola era colui che aspirava a mandare il figlio a lavorare in qualche ufficio governativo, o all'interno di qualche società straniera. Ora invece si è appreso che i bambini che vanno a scuola sono e saranno, indipendentemente dal lavoro che andranno a svolgere, delle persone più abili, e più competenti in tutti i campi della vita. Che imparare a leggere e scrivere è fondamentale per esempio per leggere le indicazioni presenti sui medicinali.
La scuola di Bouchia ospita 119 alunni, 51 bambini e 68 bambine; circa 20 sono bambini di etnia pigmea, le cui famiglie vivono nel villaggio, sono semi-nomadi e spesso vittime di discriminazioni economiche e sociali da parte degli altri abitanti. Poi c'è anche una curiosità: la storia della scuola risale al 1939, quando un soldato locale, di ritorno dalla Francia, la fece costruire dopo aver sperimentato il valore dello studio. La sua tomba è tuttora lì, vicino alla scuola. La scuola attende un aiuto per essere restaurata."
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16 maggio 2007
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