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La storia di Pillpa



Pillpa in lingua quechua significa "Farfalla". La sua sembra una storia da "libro cuore" ma è vera, come lo sono le storie di tanti altri Niņos de la Calle, bambini di strada, che vivono in Perù.

Nata a Belén, nel Dipartimento di Ayacucho, a quattro anni Pillpa ha perso la sua mamma.
A Natale di quello stesso anno, il papà decide di trasferirsi a Lima con lei, la sorellina Juanita e la nonna, alla ricerca di un futuro migliore. Nella popolosa periferia della capitale, trovano quasi subito una casetta in affitto. Il papà si dà da fare per guadagnare qualcosa, vendendo vestiti.
Le cose sembrano andare meglio, finchè, nel 2002, anche il padre di Pillpa muore. La situazione precipita: mancano i soldi per l'affitto, per il cibo, per tutto. Per sfamarsi, Pillpa e Juanita sono costrette a chiedere l'elemosina. La nonna cerca di vendere carta riciclata, ma il guadagno è misero e non basta per sopravvivere, tanto meno per pagare l'affitto. Finiscono in strada, arrangiandosi con mille espedienti.
Pillpa ha 9 anni quando, insieme a Juanita, viene "raccolta" dalla polizia, denutrita e in stato d'abbandono. Il giudice dei minori dispone che le bimbe vengano trasferite alla Casa Hogar El Niņo Menor Emanuel a Huaycan. E' la loro salvezza, anche se la bambina non ha mai accettato la separazione dalla nonna, costretta a tornare ad Ayacuch. Da 4 anni Pillpa vive nell'Hogar, ora ne ha 13. Grazie al lavoro degli educatori, poco a poco si è abituata alla nuova vita, a superare la sofferenza e riprendere a sorridere. Frequenta la scuola del centro con risultati discreti. Si è ripresa anche fisicamente, soffre ancora di anemia, ma la terapia che segue dà buoni risultati. Ora fa da sorella maggiore agli altri bimbi.
Da grande vorrebbe fare l'infermiera per poter aiutare i suoi compagni e tutte le persone povere che non hanno i mezzi per curarsi.


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