Lotta globale contro l’AIDS: le risorse necessarie e il ruolo dell’Italia

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Nel corso del convegno “L’impegno dell’Italia nella lotta globale contro l’AIDS” tenutosi il 1 dicembre a Milano, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, diversi sono stati i momenti di riflessione in merito a cosa è stato fatto e a cosa è necessario ancora fare per ridurre il rischio di morte nei Paesi più poveri del mondo a causa di AIDS, tubercolosi e malaria.

Gli interventi dei relatori oltre ad evidenziare il ruolo cardine svolto dalla cooperazione internazionale che funge da collante nella lotta alla diffusione di tali pandemie, hanno anche illustrato e spiegato il policy paper “Il Fondo Globale: un’opportunità per l’Italia, una risorsa per le future generazioni”.  Il rapporto rientra tra le attività che l’Osservatorio Italiano contro l’AIDS ha realizzato per sensibilizzare le istituzioni italiane e l’opinione pubblica sull’importanza di una risposta efficace da parte della comunità internazionale alle tre epidemie che ancora affliggono soprattutto le aree più povere del pianeta.

Quante risorse sono necessarie?

Stefania Burbo, Focal Point dell’Osservatorio, ha parlato delle risorse economiche che potrebbero essere necessarie per contrastare AIDS, tubercolosi e malaria per il triennio 2017-2019 e che, secondo le stime, sono pari a 134 miliardi di dollari. Di questi, 97,5 servono ai paesi in cui opera il Global Fund (GF) e potrebbero provenire almeno 41 dalle risorse domestiche di tali paesi, 23,4 dai donatori esterni (escluso il GF) e 13 dal GF. Tenendo conto che il tutto porterebbe a coprire l’80% delle risorse necessarie, il GF ha chiesto nei mesi scorsi uno sforzo collettivo ai donatori per raccogliere almeno 13 miliardi di dollari.

È bene sottolineare che dal 2000 ad oggi sono stati realizzati progressi straordinari nella lotta contro l’epidemia e che sono state salvate milioni di vite, ma nuovi traguardi vanno ancora raggiunti. “Celebriamo il successo di 18.2 milioni di persone in terapia antiretrovirale, ma come arrivare all’obiettivo di 30 milioni di persone in ARV entro il 2020 (obiettivo riportato nella Dichiarazione Politica sottoscritta dai membri delle Nazioni Unite in occasione dell’Evento di Alto Livello sull’HIV/AIDS svoltosi a New York il giugno scorso)?” – si chiede la Burbo che continua: “Se a livello globale le nuove infezioni sono diminuite del 40% rispetto al picco del 1997 e quelle che colpiscono i bambini sono addirittura diminuite del 70% dal 2001, il rapporto di Unaids Prevention Gap Report mostra che il trend delle nuove infezioni fra gli adulti è in fase di stallo: da almeno cinque anni non si registra infatti una loro diminuzione. E in Europa orientale, Asia centrale, nell’area caraibica, in Medio Oriente e nel Nord Africa sono in crescita.”

Quali sono le criticità?

Purtroppo vi sono leggi che rappresentano un ostacolo all’accesso ai test e alle cure; spesso a pagarne le conseguenze sono soprattutto donne e ragazze, ancora vittime delle diseguaglianze di genere. L’altro punto cruciale è la mancanza di fondi.
Inoltre da quanto emerge dal rapporto Financing the Response to AIDS in Low- and Middle-Income Countries: International Assistance from Donor Governments in 2015, redatto dalla Kaiser Family Foundation e UNAIDS, le risorse finanziare messe in campo dai donatori per sostenere la lotta contro l’HIV nei paesi a basso e medio reddito sono passate da 8.6 miliardi di dollari (nel 2014) a 7.5 (l’anno scorso). Per 13 dei 14 paesi presi in esame, il calo dei finanziamenti è in parte dovuto a una significativa rivalutazione del dollaro, che ha provocato una svalutazione di molte altre valute. “Non si deve dunque abbassare la guardia, altrimenti i buoni risultati conseguiti negli ultimi anni andrebbero persi”- sottolinea Stefania Burbo – “il numero di nuove infezioni tornerebbe a impennarsi e bisognerebbe mettere in campo ancora più risorse di quelle stimate dalle istituzioni internazionali”.

Cosa può fare l’Italia?

In qualità di focal point dell’Osservatorio Italiano contro l’AIDS, la Burbo suggerisce alcune raccomandazioni al governo italiano: il nostro Paese deve tornare ad essere leader nel panorama dei donatori internazionali; sono necessari, pertanto, maggiori investimenti sia attraverso il canale bilaterale sia attraverso quello multilaterale.

Inoltre deve accrescere il suo impegno politico nella struttura di governo centrale del Fondo Globale e in quella presente nei paesi partner. Ad esempio, incrementando la partecipazione nei Country Coordinating Mechanisms del Fondo, presenti nei paesi prioritari per la cooperazione italiana, così come l’assistenza tecnica, dando seguito al Memorandum of Understanding siglato il 27 novembre 2014. L’Italia in questo modo può consolidare il proprio ruolo sia all’interno della comunità dei donatori sia nelle attività di partenariato con le autorità locali.

Lotta globale contro l’AIDS: le risorse necessarie e il ruolo dell’Italia ultima modifica: 2016-12-27T09:51:42+00:00 da coopi